CIO : Il Prometeo Digitale

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DIGITAL CONNECTED COMMUNITY

 Fare impresa e PA in una società digitale integrata

Prometeo incarna la figura del sapiente (CIO), in virtù del possesso di numerose e multiformi téchnai (conoscenze ICT). Ed è proprio la volontà di trasmettere ai mortali (stakeholders) la conoscenza e l’uso di tali téchnai, con l’intento di offrir loro i doni (innovazione digitale di business) riservati solamente agli dei, a rendere il figlio di Giapeto – detentore di un sapere senza confini– oggetto della punizione divina, ma al contempo massimo benefattore dell’umanità.

L’episodio del furto del fuoco da parte di Prometeo, nel racconto mitologico, funge dunque da simbolo di un duplice progresso da parte del genere umano: l’affrancamento dal divino e la conquista degli strumenti che consentono di prevalere sulla natura.
Ora l’immagine è sicuramente forte e forse un poco azzardata, ma alquanto suggestiva, considerate le grandi sfide e anche le opportunità a cui è esposto il CIO nell’era della rivoluzione digitale.

Di fronte alle rapide e turbinose trasformazioni di questa fase si ritiene necessaria, da parte del nuovo CIO, una valutazione oltremodo differente dei vecchi modelli organizzativi atta a modificare i comportamenti e le responsabilità della funzione informatica sulla base di nuovi paradigmi e di nuove variabili. Sarebbe ovviamente auspicabile che detta valutazione fosse il più possibile omnicomprensiva e tenesse cioè conto non solo del mondo aziendale proprio della struttura con tutte le sue componenti e i suoi stakeholder tradizionali, ma anche del più complesso ecosistema esterno all’azienda stessa.

E’ chiaro come uno scenario di questo tipo sia oltremodo complesso (velocità e contaminazione dei mercati, contenimento dei costi, security ecc.) in quanto la sua realizzazione comporterebbe la condivisione di valori comuni che, nonostante la trasversalità dei settori e la peculiarità delle componenti tecnologiche, devono essere identificati e messi a fattor comune, arrivando in questo modo ad incidere positivamente sui comportamenti individuali fino al punto di trasformarli e farli convivere in una sorta di “cambiamento utilmente gestito” dalla community.

Siamo abbastanza lontani dalla situazione ideale in cui le opportunità del business digitale possano venir colte appieno dal nuovo CIO.

Infatti secondo uno studio realizzato da un importante operatore del mercato IT, su un campione di circa 1.300 decision maker dell’IT in 21 paesi del mondo, solo circa la metà del budget IT è ancora controllato direttamente dai CIO, mentre il resto è già passato nelle mani delle linee di business (LOB) e la percentuale è destinata a salire al 55% nei prossimi tre anni. Il fenomeno è particolarmente accentuato negli Stati Uniti e in India. In Europa il primo paese a registrare questo effetto è la Francia, mentre in Italia permane un maggior controllo da parte dell’IT.

Alla luce di questo dato, appare evidente come si imponga anche da questo punto di vista una trasformazione del ruolo dei CIO e dei professionisti IT in genere, probabilmente in direzione della consulenza interna o della fornitura esclusiva di servizi per i manager del business. Una percentuale variabile fra il 30 e il 40% dei decision maker per l’IT ritiene ormai vitale allinearsi alle necessità delle LOB e alle priorità strategiche delle imprese. Solo un terzo, però, ammette di dover attivare relazioni più strette con il proprio management. Per ora, lo studio rileva come i CIO nel mondo restino perlopiù ancorati alle problematiche tecniche, come la sicurezza, la manutenzione delle infrastrutture e delle applicazioni, il supporto tecnico. Se ne può dedurre che i progetti di business siano gestiti direttamente dai manager interessati. La ragione addotta, sulla base di quanto raccolto dalla ricerca è legata soprattutto alla mancanza di comunicazione o di adeguamento ai bisogni e alle attese del business. Solo il 31% dei CIO, infatti, fornisce regolarmente indicatori di performance e il 27% valuta l’impatto dell’evoluzione dei propri investimenti. Infine, appena il 37% cerca di misurare il raggiungimento degli obiettivi collegati ai progetti informatici.

Importanti in questo contesto sono i requisiti di fiducia e credibilità che rappresentano le premesse per il successo del CIO nel contesto aziendale di fronte alle nuove sfide della trasformazione digitale.

La fiducia è ciò che alimenta le relazioni con le altre componenti aziendali. Senza fiducia e credibilità la governance IT, il project management, la soluzione dei conflitti, la progressione della carriera, possono avvenire ma solo con più lentezza e con considerevoli problemi di compatibilità organizzativa.

E’ necessario infatti alimentare l’ambizione diffusa che il CIO diventi finalmente, dopo un gran numero di oscillazioni di ruolo, il protagonista del business e dell’innovazione digitale.

Si parla spesso di start up come fenomeni tipici delle sollecitazioni innovative che vengono a interessare le aziende ma sarebbe più appropriato, alla luce di questo trend e di queste ambizioni di ruolo del CIO, parlare di start down, iniziative che potessero partire da una piattaforma Cloud di dominio aziendale predisposta e governata dal CIO. Cloud aziendale che dovrebbe essere la sintesi, l’humus, il terreno fertile infrastrutturale di cui il CIO dovrebbe assumere di buon grado la governance.

Si fa strada quindi per il CIO un’istanza organizzativa di tipo nuovo, propria di un atteggiamento imprenditoriale ex-ante piuttosto che di una esigenza manutentiva ex-post: una grande opportunità e insieme una grande sfida che solo con coraggio potrà essere dominata e vinta.

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